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Cosa fare con un dipendente che si è disaffezionato?

Di Emanuela Scarciglia · 9 ottobre 2026 · 2 minuti di lettura

In breve

Quando un collaboratore si disaffeziona, rabbia e accuse non servono. La prima cosa da fare è guardarsi allo specchio e assumersi la responsabilità della situazione. Poi si decide: recuperare la persona oppure aiutarla a lasciare l'azienda con rispetto, perché trattenere chi non crede più nel progetto rallenta tutti.

Ti è mai capitato di avere in azienda un collaboratore che, a un certo punto, sembra spegnersi?

Dopo una serie di delusioni smette di vedere il lavoro come un luogo di crescita, di realizzazione, di soddisfazione. Il posto di lavoro diventa solo un posto dove passare delle ore per arrivare a fine mese e ricevere uno stipendio.

Come si riconosce un collaboratore che si sta disaffezionando?

È la persona che prima camminava al tuo fianco. Ora comincia a diventare critica, a cercare consensi, a prendere le distanze dal progetto.

Non succede da un giorno all'altro. Succede dopo una serie di delusioni, grandi o piccole: una promessa non mantenuta, un riconoscimento che non è arrivato, un problema che nessuno ha ascoltato.

Perché un solo collaboratore demotivato può diventare un gruppo?

Giorno dopo giorno, chi si disaffeziona si fa sentire. Parla con i colleghi, trova ascolto, cerca consenso.

Se non intervieni subito, non avrai solo una persona che si comporta così. Ti ritroverai un gruppo.

Perché la prima cosa da fare è guardarsi allo specchio?

Ed è qui che molti imprenditori sbagliano. Si arrabbiano, accusano, si sentono traditi.

Ma quando hai un collaboratore disaffezionato, la prima cosa da fare è guardarti allo specchio e assumerti la piena responsabilità di quella situazione.

Non vuol dire che sia sempre colpa tua. Vuol dire che sei l'unico che può cambiare qualcosa, e che aspettare che passi da sola non è una strategia.

Quando e come aiutare una persona a lasciare l'azienda?

Una volta che hai compreso che l'unico responsabile sei tu, arriva la parte più «facile»: aiutare questa persona ad andare via.

Con rispetto, senza rancore, augurandole davvero il meglio.

Devi farlo perché trattenere una persona che non crede più nel progetto significa rallentare tutta l'azienda. Per quanto possa essere doloroso, dopo starai meglio. E staranno meglio anche le persone intorno a te e tutto l'ambiente di lavoro.

Questo articolo parla di responsabilità e di relazioni, non di aspetti legali o contrattuali: per quelli rivolgiti al tuo consulente del lavoro.

Cosa fare da lunedì

Pensa alla persona che ti ha fatto venire in mente questo articolo. Scrivi su un foglio tre cose: cosa è cambiato nel suo atteggiamento, quando è cominciato, cosa è successo in quel periodo che dipendeva da te.

Poi parlaci, da solo e con calma. Non per accusare: per capire.

Riprenditi velocemente. E vai avanti.

Domande frequenti

Come capire se vale la pena recuperare una persona?

Se la persona è ancora disposta a parlarne e a mettersi in gioco, vale la pena provare. Se non crede più nel progetto e non vuole cambiare, tenerla significa rallentare tutti.

Come si parla a un collaboratore che si è spento?

Da soli, con calma, partendo da ciò che hai osservato e non da un giudizio. L'obiettivo è capire cosa è successo, non avere ragione.

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Emanuela Scarciglia

Emanuela Scarciglia
Consulente OSM. Affianco imprenditori e imprese familiari a Lecce, Brindisi e Taranto. Scopri di più.

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